16 agosto 2014

Un occhio alla Natura... 

Un occhio all' ecosistema intorno alla vigna 


Buonasera a tutti i lettori, 
sul blog di Elisabetta Foradori abbiamo trovato un interessante narrazione, 
un interessantissima esperienza, sulla biodiversita' e sui micro e macrocosmi 
della campagna. La nostra amica racconta di come ogni gesto non sia 
fine a se stesso ma faccia parte di un ciclo naturale. 
Un paesaggio agrario ricco di diversita' e' un grande valore che va curato, 
difeso e raccontato. 
Lei racconta: e cosi' abbiamo piantato siepi intorno alle vigne vecchie
abbiamo cercato di reintrodurre animali, e curato il manto erboso dell' interfilare 
piantando erbe diverse. 
Si sono moltiplicate le farfalle, gli insetti, gli uccelli, pur vivendo in un 
area agricola intensiva la natura ha reagito e quasi ringraziato. 


Come vediamo nella foto in basso, in un terreno sodo, non lavorato ricomincia a 
crescere il muschio, e se non viene disturbato da arature o cenere, 
diventa quasi arboreo... ovvero puo' diventare uno strato di 3 cm... 



In un terreno a riposo da oltre 7 anni ricominciano a crescere i funghi, 
nelle immagini sotto possiamo vedere funghi parzialmente mangiati da insetti 
e lumache, son questi gli indicatori che ci dicono se il terreno e' sano e naturale. 



Teniamo presente che stiamo parlando dei margini della vigna, e della siepe 
che fa da frangivento... 






Novita' sulle possibilita' di reimpianto

Nuove possibilita' di reimpianto, 

l' opzione free. 



Salve a tutti, novita' sulle possibilita' di reimpianto, 
arrivano tramite il diritto internazionale impugnato da tanti cittadini 
in tutto il mondo, anche in Sardegna, anche nel Campidano. 

Succede cosi: che mentre l' italia e l' Europa unita continuano a 
fare leggi su leggi, tante leggi che si contraddicon tra loro, 
un gruppo di avvocati in america ha scoperto che potevano essere pignorati gli stati 
e le multinazionali in nome del popolo... 
Di conseguenza potremmo impugnare anche il diritto ad impiantare vigneti 
dietro pagamento di quote, potremmo impugnare il diritto di produrre 
frutta, verdura, vino, allevare bestiame senza l' obbligo 
di pagare quote o chiedere il rilascio di autorizzazioni. 




Facciamo un passo indietro: era il 1934 quando il presidente usa 
F.D. Roosvelt fondo' la Security and Exange Commission, ente 
analogo a Consob che vigila sulla borsa valori... Molti stati vennero li 
iscritti dai loro regnanti o da chi ne avesse il diritto, in italia fu il re 
ad iscrivere il suo regno. 
Se entrate nel sito del S.E.C. potete osservare i numeri di registrazione 
della Repubblic Of Italy, e altre 195 nazioni circa. 
L' iscrizione al S.E.C. era gia' stata fatta quando mussolini stipulo' i patti 
con Hitler e col Giappone, patti non validi? o volutamente non validi? 
Dopo il referendum, la repubblica rimase iscritta e sicuramente i suoi presidenti 
sapevano tutto degli accordi segreti fra italia e usa...
Queste informazioni erano riservate ad un gruppo di poche persone, 
adesso con internet sono di dominio pubblico; 
si ma al cittadino medio questo cosa cambia? 

Cambia tutto: essendo l' italia una societa' tutte le tasse, le multe, le autorizazzioni, 
sono da intendersi come contratti fra stato (societa') e cittadino (cliente) 
in poche parole, tasse, multe, autorizzazioni, quote latte, quote vigna, 
sono da intendersi come contratti con lo stato (azienda concessionaria). 
Io cliente posso accettare il contratto (tassa/multa/quota vigna) firmando 
in umido oppure accettarlo per silenzio assenso dove previsto. 




L' articolo 1333 c.c. stabilisce che ''la proposta diretta a stabilire un contratto 
da cui derivino obbligazioni solo per il proponente e' irrevocabile appena 
giunge a conoscienza della parte a cui e' destinata, il destinatario puo' 
rifiutare la proposta nei termini consentiti dagli usi o dalla natura del contratto, 
in mancanza di tale rifiuto il contratto e' ritenuto valido!'' 

Facciamo Attenzione al fatto che noi siamo solo i clienti e se non sappiamo 
come rifiutare l' offerta accettiamo per silenzio assenso... 
Adesso che lo sappiamo, possiamo Barrare qualsiasi richiesta di contratto, 
con la scritta ''NULLO'' RIGETTO QUESTA OFFERTA DI CONTRATTO 
E NEGO IL MIO CONSENSO AL PRESENTE PROCEDIMENTO, 
SENZA PREGIUDIZIO UCC 1-308, NEGO IL CONSENSO AL 
TRATTAMENTO DEI MIEI DATI PERSONALI UCC 1-103. 
Infine data, firma, e la scritta ''rinvio al proponente''. 

Quindi adesso, qualsiasi cittadino, puo' decidere di pagare o non pagare 
i tributi richiesti, le concessioni richieste, a un entita' che non si capisce 
se sia una repubblica o una multinazionale di patatine... 




I tribunali e l' uso della giustizia: ti pare giusto essere giudicato colpevole 
da una repubblica costituzionale che e' anche azienda commerciale? 
Accetteresti di essere giudicato da Mc Donald? 
Accetteresti di essere arrestato in nome delle patatine fritte? 
No! non ci siamo!!! 
Ecco che io potrei incriminare lo stesso tribunale che mi sta giudicando, 
perche' la sua giustizia e' malata alla base. 

Allora reimpiantate vigneti un ettaro alla volta
non abbiate paura di pagare le quote, la ditta delle patatine 
non puo' arrestarvi! Reimpiantate vigneti e riprendetevi la terra!!! 
Buon Vino a tutti!!!




9 luglio 2014

Torniamo sui diritti di reimpianto


Diritti di reimpianto 

Buonasera a tutti, finalmente ho trovato una pagina ufficiale 
del sito del comune di Reggio Emilia e spiega in modo chiaro 
ed inequivocabile come funziona la storia dei vigneti per uso personale 
domestico, senza diritti di reimpianto
Premetto che in seguito mi informero' da chi di dovere per sapere se anche 
in Sardegna funziona cosi'. 
 Torniamo ai diritti di reimpianto ed alla nostra pagina. 
In deroga al divieto comunitario e in totale assenza di una superficie 
vitata aziendale possono essere realizzati nuovi impianti di viti 
destinati al consumo unicamente familiare, (quindi non si puo' 
vendere il mosto, ne il vino, devo sapere se vale anche per l' uva 
da tavola e l' uvapassa). 
E' ammessa una superficie massima vitata per viticoltore di 
massimo 0,1 ha (1000 mq). 
La procedura e' la seguente: 
i produttori interessati a realizzare impianti per il solo consumo famigliare 
o che gia' coltivano vigneti per consumo famigliare comunicano 
all' amministrazione competente per il territorio gli estremi catastali 
la superficie realizzata o da realizzare, la varieta' di vite e 
la planimetria con le dimensioni della vigna evidenziate. 

La comunicazione e' obbligatoria e l' impianto non e' soggetto 

a nessuna autorizzazione. 

L' amministrazione tiene registrazione delle comunicazioni ed effettua 
i controlli a campione sui vigneti esistenti e verifica se sono conformi 
alle norme, in caso di non conformita' sono dichiarati illegali. 





La legge prescrive che i vigneti illegali vengano completamente 
espiantati, con spese a carico del proprietario, pero' siccome al mondo 
vince chi ha malizia, io vi consiglio di impiantare un vigneto in regola 
a vostro nome, affianco impiantate un nuovo vigneto a nome di un 
vostro familiare ed ancora un altro ed un altro vigneto nuovo a nome di 
alri famigliari anche se astemi o allergici alla campagna, 
l' importante e' che i vigneti siano tutti in regola di fronte al catasto, 
come proprieta' del terreno, di fronte al comune che accoglie la comunicazione 
di impianto del nuovo vigneto ecc. 
Sappiate anche che e' successo qualcosa di particolare nel 2012 
per cui tante leggi internazionali, inquadrate secondo l' americana UCC 
sono venute a decadere, di conseguenza verranno a decadere varie leggi e 
prescrizioni anche a livello locale, ma questa e' un altra storia ed e' 
ancora in fase di studio ed aggiornamento. 
Per ora sapete le leggi e sapete che potrebbero cambiare...
E adesso buon lavoro! 



Link della fonte http://www.provincia.re.it/page.asp?IDCategoria=701&IDSezione=22057&ID=417797 

27 giugno 2014

Quando il desiderio di liberta' 

ti parla da dentro, 


Cronache di uomini di Oristano che si liberano 


Salve a tutti, ve lo ricordate il patriota Luigi Zucca 
che occupo' le vigne del comune di Marrubiu abusivamente 
e riusci' ad ottenere dal sindaco un bando per la concessione 
delle vigne in comodato gratuito a tutti i cittadini 
residenti che ne avessero fatto richiesta? ecco, li 
Luigi ha salvato 10 ettari di vigna che se no sarebbero andati alle ortiche o sarebbero bruciati in qualche incendio. 

Adesso un altro nostro amico, Paolo Maleddu, 
ha deciso di liberansi, si e' presentato al 
tribunale di oristano e si e' autodenunciato 
protocollando una denuncia in 7 pagine dove 
rende noto di conoscere tutti i meccanismi fraudolenti del sistema economico, tutti i conflitti di interessi degli uomini politici e delle istituzioni, il conflitto d' interessi per cui l' italia e' iscritta come azienda commerciale nella camera di commercio internazionale di londra, e tanti altri casini. 


Paolo Maleddu: "Non pagherò più le tasse": si autodenuncia ad Agenzia Entrate

Insomma Paolo ha protocollato che dal 30 maggio non avrebbe piu' pagato nessuna tassa, non perche' voglia sfuggire ai suoi doveri di cittadino ma perche attualmente le tasse in italia sono tutte illegali. Nella denuncia di 7 pagine depositata alla cancelleria della Procura  di Oristano Maleddu dichiara di voler fare chiarezza su un sistema di creazione della moneta che e' tutta una truffa a danno dei cittadini. 

Inoltre Paolo mette le mani avanti e dichiara che di fronte a nuove e vessatorie ingiunzioni fiscali non dovute si vedra' costretto a procedere legalmente nei confronti della persona fisica che si prendera' la responsabilita' di firmare gli atti chiedendo un adeguato risarcimento per danni materiali e spirituali, passati presenti e futuri ingiustamente subiti. 
Ormai e' guerra dichiarata!

Per chi non puo' impiantare 


Per chi non puo' impiantare 

un nuovo vigneto. 

Negli scorsi post abbiamo parlato di come si puo' impiantare un nuovo vigneto
dei costi di reimpianto, delle quote di reimpianto dei vigneti
abbiamo parlato di come fare per avere la soluzione migliore al minor costo, 
e quindi impiantare un vigneto con viti ad alberello inferiore a un ettaro, 
per non pagare le quote, per avere un vigneto che vive bene senza malatie, 
eccetera. 

Adesso, per chi non ha una terra su cui investire, o da destinare 
all' impianto di un vigneto nuovo, vogliamo consigliarvi di fare 
il pergolato nel vostro cortile, se ne avete uno! 

Il pergolato e' il tipico tetto di rampicanti, che fa ombra su una 
porzione di cortile, alcuni lo fanno coi fiori, o con piante ornamentali, 
ma nella civilta' contadina era meglio farlo con l' uva, 
che aveva una sua funzione molto piu' utile. 



Le viti, le barbatelle, vanno piantate vicino alle pareti, nel cortile, 
necessitano anch' esse di un buco profondo e di una rimozione della terra 
in profondita', il sesto d' impianto, cioe' la distanza fra le barbatelle 
puo' essere anche di 2,5 metri, e le si fa crescere ad un altezza superiore 
ai 2,5 metri. 

Cosi' la vite alla base ha bisogno di molta meno manutenzione, 
si ammala poco, ha a disposizione molta acqua nel giardino, necessita 
solo di potatura primaverile e sfoltimento nel periodo giusto. 
i rami aerei vanno ancorati bene per il vento o il loro peso... 
ci sono alcuni inconvenienti come i passeri e le lucertole che son ghiotte 
di frutta anch' esse sopratutto nei periodi di siccita'.




Buon reimpianto di vigeto a tutti!

25 maggio 2014


Possibile abolizione dei diritti di reimpianto 

Possibile abolizione dei diritti di reimpianto dal 01/01/2016 

Oggi parleremo della possibile abolizione dei diritti di reimpianto, legge che interessa 
principalmente gli imprenditori del vino, i produttori e le cantine, 
secondo la legge Fischler. Questa riforma ha modificato la Pac di diversi settori agricoli, 
per ultimo il vino, entrata in vigore nel 2008 e implementata nel 2009, vedra' 
una nuova Pac 2014/2020... 
La nuova legge conferma gli aiuti nazionali e comunitari al settore e vedra' 
l' abolizione dei diritti di impianto il 31/12/2015. 
Viene lasciata agli stati membri ue la facolta' di come intervenire in favore del 
proprio comparto vitivinicolo ( in Italia si dovra' assicurare il raccolto, con giro di soldi 
verso i soliti ignoti, ci sara' la vendemmia verde, cioe' tagliare l' uva acerba in cambio 
di un fofrait di pochi soldi, mentre sugli scaffali del supermercato troveremo ancora i 
vini fatti in bustina, quei vini leofilizzati che non sanno di vino e non hanno neanche 
una traccia d' uva, la solita porcheria italiana insomma!). 

L' abolizione dei diritti di reimpianto


L' abolizione dei diritti di reimpianto potrebbe portare ad un aumento dei vigneti
ad una delocalizzazione di tante cantine, ma soppratutto potrebbe portare a delle 
annate senza controllo, dove una produzione eccezzionale potrebbe far abbassare 
di molto il prezzo del vino. Sembra che sia questo tasto che fa preoccupare la 
politica italiana, che e' fatta toi dai soliti vignaioli omicidi, proprietari di marchi 
quotati in borsa che scendono in politica per tirare l' acqua al loro mulino... 
andassero a zappare le loro vigne piuttosto! 
Nell' assurdo si verificherebbe il rischio che, sicome le multinazionali come aperol e 
coca cola non pagano tasse, non le pagherebbero neanche i produttori vitivinicoli 
in crisi, anzi a breve un litro di vino costerebbe quanto una bottiglia di coca cola! 
T' immagini il vino a 0.99 affianco a cocacola e fanta? 
Metterebbe queste ultime in serie difficolta' sopratutto in Italia, Francia, Spagna, 
Grecia? Portogallo? 



Riguardo agli interventi in agricoltura dell' unione europea, troviamo che 
viene finanziato al 100% il bio gas, cioe' coltivare mais per produrre bio gas, 
che se calcolo l' impatto ambientale ed energetico ( serve troppo gasolio 
per coltivare e trasportare il biomais, che poi devi farlo fermentare per produrre gas 
e bruciarlo per produrre energia, a quel punto tieniti il gasolio iniziale e 
brucia quello se serve! ).

Durante un convegno del Partito dei Sardi (io nn sono dei loro ma son
andato a sentire...) un sardo che lavorava a Bruxelles ci ha spiegato il perche'
ci propongano di vincolare le nostre terre in iniziative perditempo
come queste: partendo dal presupposto che in africa fare biogas costerebbe molto meno,
costa meno la terra, la manodopera, il gasolio,
ci propongono di impegnare i campi col mais perche' se no potremmo
produrre tante cose buone come il vino, e venderle, ed essere liberi
dai colossi della Grande Distribuzione Ordinaria GDO...
Fine dell' analisi: piantate una vigna e liberatevi!


Questo stronzo che vedete in costume adamitico e' Sauvez David 
(che gia' dal nome mi sembra orribile) e' un politico che siede nel parlamento europeo 
e se anche il suo santino elettorale potrebbe interessare le donne, 
a me sa palesemente di inculata! 
Questo signore vuol far si che l' uva e il vino, gratuiti fin dai tempi della Bibbia, 
siano esclusiva delle multinazionali... 
Io dichiaro la mia ostilita'! 



http://www.agricoltura24.com/agri24/pdf/TV_12_11_ocm.pdf


Tag: impiantare un nuovo vigneto, diritti di reimpianto, vigne, vino,

20 maggio 2014

I costi 

I costi di impiantare un vigneto a spalliera


I costi di impiantare un vigneto a spalliera sono molto piu' alti che impiantare 
un vigneto coi ceppi ad alberello, ma ancora accessibili. 
Bisogna stare entro l' ettaro o un po sotto per evitare i diritti di reimpianto
Scasso del terreno con un buon trattore, rippare e fresare almeno 2 volte 
prima di impiantare il vigneto.
Le barbatelle potrebbero costare 1,00/1,20 l' una. 
I paletti zincati costano 4,00 l' uno e ne serviranno 660... 
Filo zincato e ancoraggi almeno 400,00 euro. 
Portare il concime potrebbe costare 2 euro il quintale... 
Un piccolo motocoltivatore costa nuovo 3500 euro. 




Insomma passiamo abbondantemente i 12.000,00  euro, ma il lavoro si puo' 
dividere in 2 anni, cosi' come la spesa. 



Tag: impiantare un nuovo vigneto, vigneto a spalliera, impiantare un vigneto ad alberello,
diritti di reimpianto

19 maggio 2014

Impiantare un nuovo vigneto con viti a spalliera 


Impiantere un nuovo vigneto con viti a spalliera 


Negli scorsi post abbiamo trattato l' impianto di un nuovo vigneto spendendo 
il meno possibile, facendo crescere i ceppi ad alberello anziche' a spalliera a 
cordone speronato come fanno tutti i produttori moderni. Quindi risparmiando sullo 
scasso del terreno, sui paletti e su impianti d' irrigazione.

Partendo dal presupposto che non e' necessario investire tanto, in quanto e'
un ettaro a conduzione personale, per iniziare bisogna avere passione.

Il primo lavoro da fare e' la scelta del terreno, la direzione dei filari, ed uno scasso
profondo, un aratura pesante a circa un metro di profondita' (serve meno profonda
per un piccolo vigneto).
Successivamente una fresatura, megli se dopo l' inverno, per spianare e frantumare
i cumuli di terra e le zolle. Sarebbe cosa giusta chiedere anche a un agronomo
un analisi del terreno ed un eventuale correzione.

Prenotare le barbatelle con un anno d' anticipo, e continuare con la concimatura
abbondante, la scelta migliore e' letame di pecora o mucca.

Fresare di nuovo il terreno, e' indispensabile disturbare la crescita delle erbacce
nel nostro vigneto in quanto certe erbe disturbano le viti o danno cattivo sapore al vino

Paletti e spalliere: c' e' chi usa paletti in legno e chi paletti in ferro... in Sardegna
sono molto usati i paletti in cemento. I pali in cemento si rovinano facilmente in
casi di vendemmia meccanica ma con la vendemmia manuale durano per sempre...
E' possibile recuperare i paletti dai vigneti espiantati gli anni scorsi. I paletti alti 1,80
si piantano almeno 50 cm. nel suolo.
la messa a dimora dei paletti riesce meglio se fatta d' estate, quando il terreno e'
asciutto e comprimere la terra diventa un lavoro un po' pesante, ma che
dura per sempre...



I paletti possono essere messi prima o dopo delle barbatelle, per mettere queste
bisogna praticare un foro con una palina a 30 cm di profondita', ed inserirla
possibilmente con la radice lunga, senza potarla, e con una bella vanga di letame
stagionato e terra. Noi del blog consigliamo di impiantare in Sardegna viticci
autoctoni che necessitino di poca cura, che non necessitino di innesti, per non
dover interferire con la crescira e produzione della pianta, come il monica,
il bovale, il cannonau e il vermentino, c' e' poi quella qualita' chiamata ''produzione
diretta'' che non necessita di trattamenti, uva dalla buccia dura che
diventa impegnativa anche per i corvi!
Poi ovviamente i comuni e le regioni vociferano e leggiferano su quali viticci piantare,
nel vostro vigneto, io gli risponderei che se la vigna la coltivo per me,
decido io cosa mangiare, cosa coltivare e come investire il mio tempo e i miei soldi,
perche' alla fine la liberta' si riduce a questo!













Tag: impiantare un nuovo vigneto, vigneto, vite, vino, cannonau, bovale, vermentino,

12 maggio 2014

Lavori da fare prima di impiantare il vigneto


Lavori da fare prima di impiantare un nuovo vigneto 


Prima di impiantare un nuovo vigneto e' buonissima cosa passare e ripassare 
con l' estirpatore o altri mezzi agricoli per elliminare la quantita' maggiore 
possibile di radici se di erbacce, sopratutto infestanti e erbacce a ceppo legnoso. 
Questo perche' le radici di certe erbacce o erbe spontanee potrebbero 
ospitare malatie funginee quali la rosellinia e il fasarium verticilium. 

Altri controlli sarebbe bene farli dopo passate le macchine agricole, 
per eradicare con sicurezza tante erbe spontanee e vedere la qualita' del lavoro. 
Come scritto nell' articolo precedente, per impiantare un vigneto tenendo 
sotto controllo i costi puo' essere utile farlo in 2 o tre volte, cioe' impiantare 
una porzione di vigneto quest' anno, un altra l' anno prossimo ecc. 
Molti contadini consigliano lo stesso un aratura in profondita' ed una concimazione 
abbondante con letame (di vacche o di pecore) ben fermentato e gia' maturo... 
Alcuni consigliano di utilizzare anche del diserbo nel periodo giusto, 
ma contaminerebbe il vino... eppoi scordiamo un dato importante, 
che la forza dell' italia (e della sardegna) e' anche il lavoro paziente dei pensionati, 
gli unici che hanno esperienza e mano sicura, e che col lavoro lento ma assiduo 
riescono a tenere in ordine i vigneti senza lasciarli alle ortiche e ai rovi.



La preparazione del terreno per l' impianto del nuovo vigneto va curata bene, 
si puo' osservare le vigne dei vicini per vedere che problematiche pone la zona dove siete, 
comunque si e' soliti in pianura stabilire delle quote, asportare un po' di terreno 
da una parte e riportarlo sull' altra, in modo da creare un minimo di pendenza... 
Intorno e' buona norma scavare un fossato, anche solo per far defluire l' acqua 
nelle piogge abbondanti. (Ricordiamo che seppur il viticcio autoctono e' 
piu' resistente di tanti viticci da poco importati, e' pur sempre debole rispetto 
ad altre colture, e quindi vanno prevenuti allagamenti ed altro, che potrebbero 
esporre le piante a pericoli tipo funghi, muffe ed altro).

Ricordiamo che il vigneto con viti ad alberello rendera' bene se non ci saranno 
alte siepi o frangiventi intorno, e se i ceppi verranno tenuti bassi, non esposti al vento. 





Tag: impiantare un nuovo vigneto, vigneto, vigneto con viti ad alberello, 

11 maggio 2014

Impiantare un Nuovo Vigneto 


Impiantare un Nuovo Vigneto, vite ad alberello. 


Cominciamo il nostro studio sulle tecniche e possibilita' di impiantare un nuovo vigneto

Premetto che su internet c' e' una letteratura quasi infinita ma che
pochi risultati riguardano la Sardegna che ha le sue particolarita',
chi lavora con macchine movimento terra lo sa bene come 
cambi la composizione del terreno in certi posti, da un solco di trattore
all' altro si nota la differenza visibile anche ai neofiti. 

Ecco, la legge attuale permette alle persone di impiantare un vigneto
di massimo un ettaro a conduzione propria e senza la possibilita' di vendere
l' uva (alle cantine). E' quindi un permesso riservato alla produzione propria. 

Se vogliamo discutere la soluzione piu' economica possiamo prevedere un vigneto 
di piccola superficie, inferiore a mezzo ettaro, disposto anche su in terreno quadrato, 
nella forma tipica ad alberello (senza paletti e spalliere). 

Un tale vigneto non necessita di scasso particolare del terreno, non necessita di 
arature molto profonde, non necessita di paletti e fil di ferro. E' una forma
tipica per vigneti a ceppo basso tipica della Sardegna e della Sicilia, l' uva
dovrebbe essere piu' dolce, quindi produce meno vino ma molto piu' forte! 



I nostri ceppi hanno forse bisogno di piu' tempo per crescere, per arrobustirsi, 
perche' la funzione di impalcatura la fa la vite autonomamente, hanno
bisogno di un orizzonte piu' ampio senza alberi alti a fare da frangivento,
che li soffocherebbero, la vite ad alberello si ammala di meno, ed io proporrei
di impiantare quelle razze sarde che son sempre state coltivate ad alberello come
il carignano e il cannonau, la vernaccia di oristano! 
Il vigneto ad alberello ha una vita molto piu' lunga, arriva a 60 anni ed oltre, 
abbiamo detto che resiste a malatie, funghi, parassiti, anche se ha una resa
limitata rispetto ai vigneti a spalliera a cordone speronato,
si ma noi non facciamo business, 
noi vogliamo l' indipendenza!!! 

Siccome non dobbiamo fare particolari impianti di impalcatura ( paletti, fil di ferro),
 quindi niente investimenti pesanti possiamo anche impiantare alcuni filari
quest' anno ed alcuni l' anno prossimo con le barbatelle che produrremo
noi stessi dalle nostre potature. Come detto, questa di impiantare un vigneto 
con le viti ad alberello e' la soluzione piu' economica, quella che chiede meno
manutenzioni, resiste meglio ai parassiti via aria, resiste al vento essendo 
viti basse e ceppi robusti, se il terreno ce lo permette sara' meglio scegliere
le razze autoctone sarde, cannonau e carignano

Nella mia esperienza ho sempre visto questo tipo di vigneto nel Campidano,
nei paesi di pianura con altezza ''slm'' fra i 20 e i 40 metri... e so vi vigneti 
ad alberello nelle campagne di Solarussa, Riola, Baratili, i paesini della Vernaccia,
tutti sul livello del mare o quasi...Ricordo ancora quando un vigneto simile lo aveva
mio nonno, quanta uva gli ho rubato da bambino! e ci sono 2 o 3 vigneti simili fra
Pabillonis e San Gavino, tutti perfettamente pianeggianti, 
senza frangiventi o siepi intorno. 

Atras ottas menzus!!!








Tag: impiantare un nuovo vigneto, vigneto, vigna, cannonau, carignano, vigneti ad alberello, diritto di reimpianto,

10 maggio 2014

Impiantare un Nuovo Vigneto


Impiantare un Nuovo Vigneto


Salve a tutti, mentre l' uva comincia a germogliare, in tante vigne della Sardegna 
pendono dai tralci dei piccoli grappoli verdi, noi vorremmo parlare approposito 
di impintare un nuovo vigneto.

Donne, forse puo' sembrare bello, forse solo da vedere in foto, 
io vi diffido dal seguire la politica di questo signore, che e' contrario all' abolizione dei diritti 
di reimpianto, che e' sicuramente pagato dalle multinazionali del vino, 
che hanno il solo interesse di mantenere il prezzo altissimo a costo di una popolazione 
disoccupata e lontana dalla terra e dall' economia reale! 
Questo signore siede al parlamento europeo e i suoi mandanti sono 
le multinazionali del vino, lui e' il nemico peggiore di tutti quelli che vogliono impiantare 
un nuovo vigneto!!!


In un momento storico, dove la disoccupazione e' al 50%, dove tanti terreni sono incolti, 
dove la Sardegna importa l' 80% del prodotto alimentare che consuma, 
noi che siamo molto attenti al tema sociale, e che abbiamo condiviso ed applaudito 
l' azione del patriota sardo Luigi Zucca che occupo' abusivamente le vigne del comune 
di Marrubiu ormai in disuso (costringendo alla fine lo stesso comune a darle in concessione 
ai cittadini li residenti che ne avessero fatto richiesta), ecco, noi ci sentiamo in dovere, 
di trattare sul blog l' impianto di un nuovo vigneto e il diritto di reimpianto

In un Italia senza piu' legge, con governi non  eletti, trattative Stato-Mafia e via dicendo, 
noi entriamo in guerra dalla parte di chi lavora o di chi e' disoccupato, 
adesso trattiamo sul blog l' impianto di un nuovo vigneto e il diritto di reimpianto
seguira' al piu' presto, entro il 2014 speriamo, il nostro esperimento di 
impianto di un nuovo vigneto, a favore di quanti, nostri conoscienti o amici, 
lavoratori o disoccupati, vogliano aderire a questa idea!




Che vinca il migliore!!!





Tag: impiantare un nuovo vigneto, vigneto, uva, diritto di reimpianto, 

5 aprile 2014


E poi ti guardi indietro e ritorni alla tua passione, 

il Vino! 


un breve resoconto del blog Campidano Di-vino.

Il mio amico Dario Vignali mi ha consigliato tempo fa, 
di intitolare il blog alla mia passione, o meglio, 
di dare al blog la profonda impronta della mia passione, 
di quella passione che mi ha cambiato la vita! 

E allora ci fu un tempo in cui cominciai a sperimentare il vino
Sua Maesta' il Vino
ed ho scritto delle esperienze, di quando il vino aiuta a essere forti, 
ho scritto poi di quando il vino consola, di quando indebolisce, 
abbiamo scritto poi di quando il vino diventa un afrodisiaco, 
di quando il vino viene usato nella religione, 
di quando il vino viene usato in medicina.

Abbiamo anche scritto che i nostri vigneti sorgono presso nuraghe 
o zone archeologiche, di edifici di culto antichi che emanavano ed emanano 
energie di guarigione! ed abbiamo scritto sulle particolarita' geologiche 
del Campidano (la nostra tera, l' altra nostra passione), 
abbiamo scritto che i monti piu' alti dal Sette Fratelli di Cagliari, 
al monte di Furtei, al Monreale, al Monte Arci, al Montiferru, 
erano tutti vulcani, messi in fila, e che oggi tanti dei nostri vigneti hanno 
particolarita' di venire da terre vulcaniche, le prime terre emerse del mondo, 
contemporenee agli Urali e alle Highlands scozzesi. 

Ed abbiamo anche scritto della passione del nostro fratello Luigi Zucca
il patriota che ha occupato abusivamente le vigne del comune di Marrubiu, 
lasciate alle ortiche, agli incendii, lavorandole e costringendo il sindaco 
a fare un bando per l' assegnazione in concessione delle suddette 
vigne agli abitanti residenti a Marrubiu che ne facessero domanda, 
adesso le vigne sono assiduamente lavorate. 

Ed ancora abbiamo scritto dell' ANCI che modifichera' le leggi 
per la il consumo in loco delle produzioni agricole permettendo la vendita
in locali di proprieta' del contadino stesso con semplificazione della burocrazia.

E poi abbiamo scritto approposito della sapa di mosto, dell' uva passa
dell' aceto fatto in casa, dei recipienti usati tradizionalmente tra cui quelli in terracotta, 
Del vino cotto usato come medicina ecc. 

Ed anche se e' passato tanto tanto tempo dal giorno che il vino mi ha cambiato 
la vita, ho deciso, anzi abbiamo deciso, di scrivere tanto, tanto ancora! 
Tanto ancora sulla nostra passione il vino e il Campidano!










4 aprile 2014


Ancora sul resveratrolo nei vini sardi


Ancora sul resveratrolo nei vini sardi. 


Salute a tutti! come scrivemmo nell' articolo dell' 8 gennaio 2013 sul 
resveratrolo nei vini sardi, approposito della presenza di resveratrolo nei nostri vini
abbiamo chiarito che il resveratrolo e' presente in tutti i vini
con prevalenza nei rossi piu' che nei bianchi, la massima concentrazione e' stato 
stabilito che e' nei vini francesi, ma si sa che sia presente in tutti i vini

Ora, le riviste mediche presentano il resveratrolo in quantita' cosi' limitata da necessitatere 
di bere 4 litri di vino per avere un minimo di effetto farmacologico, 
non e' proprio cosi... 

Il resveratrolo va assunto dal vino giorno per giorno, per costruire il corpo 
con delle sostanze antiossidanti che proteggano a lungo andare l' organismo 
da problemi cardiaci, problemi di circolazione e formazioni di grasso nel addome 
o nei glutei... 

Il resveratrolo e' contenuto prima nell' uva che nel vino, quindi anche i bambini 
che mangiano l' uva possono cominciare ad assumere il resveratrolo e costruire 
il loro corpo secondo dei criteri naturali. 












24 marzo 2014


Pudai is fundus! 


Pudai is fundus (pulizia della corona radicale )


Salute a tutti, oggi riparliamo di vino, anzi di vigne
stando al meteo e alla stagione sono gli ultimi giorni 
per fare la pulizia alla base del ceppo da tutte le radichette superficiali 
che crescono in inverno e attingono nutrimento a livello del suolo. 




La pulizia che in Sardegna si chiama pudai su fundu, la potatura radicale 
da fare a inizio primavera.
Come vediamo in figura, quelle radichette scoperte dalla terra, 
devono essere tagliate pari al ceppo con le forbici, oppure 
quando asciuga il terreno, verso aprile/maggio, mettono in seria difficolta' la vite 
in quanto la disabituano dall' aprovigionarsi dal sottosuolo. 

Inoltre come tutti sappiamo, il vino mogliora con l' eta' della vite
piu' e' vecchia la vigna e migliori saranno la qualita' dell' uva e del vino
Questo perche' le radici di profondita' scendono piu' giu' e meglio, 
si ambientano, e di conseguenza alimentano meglio la pianta... 
Ecco, le radichette superficiali disturbano questo processo di 
ambientamento e di crescita... 

Vanno tagliate ogni anno! 









15 marzo 2014


Milis, festa delle antiche cultivar sarde


Milis e la riscoperta delle antiche cultivar sarde. 

Si svolgera' a Milis nell' alto Campidano, il 16 marzo
la sagra ''Primavera in giardino'', sagra che trattera' in alcuni eventi culturali,
la riscoperta delle cultivar sarde, delle antiche piante domenstiche utilizzate in Sardegna. 
Si trattera' di pere, susine ecc.

l' Evento 

Il ricercatore olandese Guy D' Hallewin esporra' a Villa Pernis 
il risultato degli studi, sulle piante da frutto autoctone sarde custodite 
a Nuraxi Nieddu, nella collezione del Cnr di Sassari. 

Un esempio: le susine in Sardegna si possono trovare in 33 tipi, 
di cui alcune con capacita' di sostanze antiossidanti 7 volte piu' 
efficaci rispetto a quelle comuni. 

Un centinaio di tipi di pere, di cui 2 tipi hanno proprieta' terapeutiche 
molto interessanti, capaci di agevolare e velocizzare il recupero dopo 
degli interventi ai denti. 

Guy D' Hallewin dichiara: Stiamo portando avanti anche un lavoro di
collaborazione con la facolta' di medicina e la ASL di Sassari per sfrutare e
valorizzare le caratteristiche di alcuni tipi antichi di frutta della Sardegna.









4 marzo 2014

La Yogurtiera 

La Yogurtiera.

La Yogurtiera, cosi' oggi le donne chiamano il contenitore in terracotta 
normalmente usato per il casu marzu. 
E' un contenitore a forma di tegame, alto, largo quanto basta a contenere una forma 
di formaggio da 4 kg. Le pareti sono lisce e regolari, senza pancia o curve, 
ed anche il tappo e' piano e regolare, non conico come il coperchio 
del tegame tradizionale sardo. 



Il casu marzu in questo recipiente puo' continuare la sua fermentazione senza 
interferenze, senza subire riscaldamento dagli ambienti esterni, perche' la 
terracotta isola molto bene il calore; e poi, un bel coperchio pesante e aderente, 
fa si che non entrino mosche a contaminare la fermentazione. 

Il casu marzu e' un fermento, e' una rifermentazione del formaggio, 
dovuta a una mosca che depone le larve nel formaggio, questa fermentazione e' 
perfettamente naturale. 
Il casu marzu e' un alimento molto richiesto dai sardi e secondo alcuni 
vanta un effetto afrodisiaco abbastanza forte, unito al sapore piccante 
che pero' richiama il vino...




potete chiedere approposito della Yogurtiera a info@sardinianlife.com



La Scivedda


La Scivedda


E' sempre stata usata nel Campidano e in tutta la Sardegna 
la Scivedda o Sxivedda, una conca a sezione tronco-conica, 
con la parte interna ben smaltata o cristallinata, erano usate per impastare 
sia il pane che i dolci, usate anche per condire l' impasto delle salsicce 
con aromi, vino, e qualcuno anche aceto. 

La Scivedda era un recipiente generico, che per la sua versatilita' era 
usato per diverse funzioni in vari momenti della giornata o della vita familiare. 



La Scivedda era usata molto spesso per preparare i cibi, come abbiamo detto 
per impastare i dolci o il pane, era usata come recipiente molto spesso 
per uso alimentare, veniva usata anche come recipiente per l' acqua. 

C' e' poi una variante di Scivedda, col fondo largo, rigato o lavorato, 
usata nel sud Sardegna per fare la fregola, ha i bordi piu' bassi per essere comoda 
per le braccia, perche' li si impasta la semola con acqua e uova, e viene sfregata e fatta rotolare, 
la semola di grano deve diventare pallini o granuli di fregola, e facendoli rotolare si 
comprimono e si induriscono.

Poi, dobbiamo ricordarci che la popolazione italiana e' 
entrata nell' era moderna dopo gli anni 80; io ricordo mia nonna, 
che ancora non aveva recipienti in plastica a fine anni 70, ed utilizzava le sciveddas 
per mettere la biancheria in ammollo, altre volte nello stesso recipiente venivano 
lavati i bambini in fasce, i neonati... 

Una signora di Pabillonis, che lavorava la lana, metteva la stessa lana in ammollo nelle 
Sciveddas sia per lavare la lana che per mordenzarla e colorarla. 

Oggi, che cerchiamo di riscoprire la tradizione perche' e' pur sempre un patrimonio da 
cui attingere, le Sciveddas sono ancora usate sia nelle cucine di certi ristoranti, 
nelle cucine degli agriturismi, nelle case di tante donne che ancora usano 
le stoviglie tradizioneali. 

Per i collezionisti, o per gli amanti dell' artigianato a scopo di esposizione, 
la Scivedda appesa al muro in una cucina rustica e' sempre un bel articolo 
che ne arricchisce l' estetica.





Per info e ordinazioni sulle sciveddas 

oppure contattate direttamente info@sardinianlife.com












2 marzo 2014



Di nuovo sulla Sapa di Mosto 


Di nuovo sulla Sapa di Mosto 


Come gia' scritto in un precedente post e in un commento, 
era usanza diffusa in Sardegna fare la sapa di mosto, col mosto 
appena diraspato, che non avesse ancora cominciato la fementazione.
Come gia' detto si fa bollire il mosto fino a raffinarlo completamente,
deve essere consistente quasi come la marmellata.
La sapa si fa esclusivamente di mosto di uve bianche, come addensante 
si puo' mettere la mela e la mela cotogna, tagliate in spicchi. 

Prima che ci fossero le padelle in alluminio o acciaio la sapa 
veniva prodotta esclusivamente raffinando il mosto a fuoco lento 

Ancora oggi si possono trovare artigiani che producono di queste 
pentole, come in figura 


Per informazioni sulle pentole

oppure contattate direttamente info@sardinianlife.com

















22 febbraio 2014

Le ciotole in terracotta del Campidano

Le ciotole in terracotta del Campidano. 

Nella tradizione del Campidano, tutto quel che si poteva fare con l' argilla veniva fatto 
con quella, poiche' scarseggiavano i metalli, o erano piu' difficili da lavorare. 

Venivano eseguiti in argilla bicchieri, brocche, piatti e ciotole
Erano facili da produrre vista la presenza di argilla pura nel suolo, 
era possibile quocerli in forni di cottura a 700 gradi con fuochi a legna,  
non mancavano cisto, lentisco, olivello, frassino. 
Venivano eseguiti con tecniche vecchie di 7000 anni, visti i reperti delle varie 
terre cotte trovate nell' isola.
Ancora oggi, per motivi diversi, tanti artigiani dell' isola costruiscono
splendidi manufatti in argilla o terracotta: pentole per cucinare, brocche, tegami,
teglie, piatti da portata, e varie. 


Alcune terre, usate per lavorazioni a freddo (non cottura ma lievitazione, lavorazione 
manuale della pasta, caseificazione come su casu axedu o arrescottu sabiu, i cui 
recipienti devono essere o di legno o terracotta. O ancora, le brocche e i bicchieri, 
o sopramobili in terracotta, con un tocco rustico molto interessante nell' arredamento. 


A differenza delle stoviglie antiche oggi possiamo ottenere una superficie 
molto piu' liscia, con una cristallinatura piu' spessa e piu' facile da pulire. 


Ai fini della pulizia queste terrecotte rimangono come i vasetti in vetro o 
come le tazzine in porcellana, facili da lavare e sterilizzare con acqua calda 
e sapone.



Per info e ordini sulle ciotole in terracotta  potete cliccare il link
oppure contattare direttamente info@sardinianlife.com

19 febbraio 2014


Utilita' delle pentole in terracotta 


Utilita' delle pentole in terracotta. 


Le pentole in terracotta sono sempre state usate in Sardegna, ma sopratutto 
nel Campidano, per la loro virtu' di essere fatte con materiale reperibile in loco, 
l' argilla del campidano... In alternativa sono sempre esistite le pentole di bronzo o 
rame stagnato (caddaxius) ma erano usate per scopi diversi, tipo fare il formaggio, 
oppure cucinare per un gruppo numeroso. 

Con le pentole in terracotta si facevano invece tutte quelle cotture lunghe e a 
fuoco lento come bolliti, zuppe, e confetture. 
Come le confetture veniva fatta la sapa di mosto, che richiede una cottura lunghissima, 
da far evaporare quasi tutta l' acqua contenuta nel mosto fino a raffinarlo e renderlo 
consistente come marmellata. La sapa ha un concentrato degli zuccheri del mosto, 
piu' le note di sapore derivanti dal tipo d' uva, dalla maturazione ecc. 
La pentola in terracotta ha la virtu' di tenere bene il calore, di non disperderlo facilmente. 
Quindi se la si lasciava a bollire con un bel fuocherello sotto, la si poteva andare a 
vedere anche dopo ore che era ancora in ebollizione anche se il fuoco sotto 
si stava consumando.
Solitamente da 10 litri di mosto si ricavano 2 kg di sapa, tutto li.
La sapa si puo' fare anche dai fichi d' india, ma questa e' un altra storia...







Per info ed acquisti sulle pentole in terracotta clicca qui'
contatta direttamente info@sardinianlife.com

18 febbraio 2014

Le Pentole del Campidano

Le pentole del Campidano, le tipologie.

Buongiorno  tutti, nello scorso articolo abbiamo visto come la terracotta ed
il suo uso per fare manufatti e stoviglie faccia parte della tradizione del sud Sardegna
e del Campidano in particolare.
Abbiamo visto come passando da Assemini, a Pabillonis, a Terralba, fino ai Figari di
Oristano, fosse diffusa la lavorazione artigianale della terracotta per usi alimentari
e laterizzi. In queste terre si producevano queste stoviglie perche' il terreno aveva
un' altissima percentuale di argilla pura...
Oggi l' estrazione di argilla e' controllata dalla legge, e tanti terreni argillosi sono
ottimi vigneti, e producono ottimi vini da Assemini a Terralba, passando da Pabillonis.

Analizziamo le pentole di Pabillonis:

Erano presenti tanti tipi di pentola, da quella alta
 

ai tegami, di diverse misure 
 

oppure tegami che i turisti continentali chiamano tajin... (non sanno che i sardi 
facevano stoviglie in terracotta prima che esistesse la Bibbia, prima che Omero 
scrivesse l' Odissea) 

Erano curati in tutto questi tegami in terracotta, avevano un foro in alto nel copechio, che serviva a 
disperdere un po' di vapore e non spaccarsi vicino al pomello. 

La pentola eseguita al tornio con un unico pezzo di terra, non aveva punti deboli, ed anche i manici 
venivano attaccati con dovizia prima dell' asciugatura e si saldavano con la pentola. 

Questa forma di artigianato, le pentole in terracotta, vive ancora a Pabillonis e ad Assemini.




oppure contattare direttamente info@sardinianlife.com

16 febbraio 2014

L' antica industria del Campidano. 


L' antica industria del Campidano. 

Un buongiorno ai lettori, in Campidano i contadini hanno finito da poco di potare le viti, 
chi na ha bisogno ha trapiantato degli spezzoni di tralcio giovani, perche' sviluppino radici 
e diventino barbatelle, verranno trapiantate a maggio. 

Adesso parliamo dell' altra industria storica del Campidano, le stoviglie 

Da Assemini, Sanluri, San Gavino, Pabillonis, Arcidano, Terralba, e gli storici 
Figari di Oristano. 

Dai vasi ritrovati in Sardegna, dalla Gallura al Sulcis, la Sardegna aveva tutta una 
tradizione di terracotte e vasi, le varie culture preneolitiche, neolitiche ecc 
producevano tutte vasi, anfore, giare, conche e vasellame di ogni tipo. 

Queste terracotte venivano prodotte con argille locali e forni a legna fino ai primi anni 60. 
Questo lavoro era riservato a poche famiglie che detenevano i forni e la conoscenza 
delle argille e dei processi di lavorazione e cottura. 



Nell' immagine una delle ultime giare prodotte e cotte col forno a legna negli anni 60. 
Questa antica industria sarda fu sconfitta dalla produzione industriale e vendita 
di tegami in alluminio e acciaio inox, ed anche dagli studi di medicina che diagnosticarono
una diffusa malatia professionale (piombemia) negli artigiani che quocevano il vasellame. 









15 febbraio 2014


La Sapa di Mosto 


La sapa di mosto


La sapa di mosto e' un ingrediente per dolci che viene fatto col mosto 
spremuto dalla diraspatrice, che non ha ancora cominciato la fermentazione.
La sapa e' prettamente un ingrediente per dolci, ma c' e' anche chi la consuma
come una marmellata, qualche cuoco avventuroso l' ha provata sulla carne arrosto
o sulla selvaggina, ma non e' una ricetta tipica della Sardegna. 

La sapa si otiene per bollitura a fuoco lento del mosto per almeno 12 ore,
si usa come addensante la mela cotogna, qualcuno metteva anche altri frutti simili,
ma questo puo' alterarne il sapore. Durante la bollitura la nostra quantita' di
mosto deve perdere l' 80% del suo peso, deve addensarsi quasi come la
marmellata, di conseguenza gli zuccheri del mosto aumenteranno di densita e
sara' sempre piu' dolce.

Vista l' energia termica richiesta per raffinare 10 kg di mosto la sapa ha
un prezzo molto alto in tutta la Sardegna e in tutte le stagioni.